Prima Mostra Personale

Se un giorno fosse...

La violenza è violenza
non ha genere, non ha razza, ma soprattutto
NON HA MOTIVO!

Si sente spesso affermare che gli esseri umani
sono diversi dagli animali, sono migliori,
infatti vengono posti al vertice della piramide evolutiva…

Gli animali sono aggressivi per difendere il proprio territorio,
per proteggere la propria prole oppure per procacciarsi il cibo.
Mai per divertimento, mai per noia…
Gli esseri umani si'!

Commettere un atto di violenza volontario su una persona,
su un animale è la cosa peggiore che un essere umano possa fare
e che non deve assolutamente essere giustificata e accettata!

Un atto di violenza toglie ogni dignità alla persona che lo compie
e la distrugge nella persona che la subisce!

La violenza è qualcosa che circonda tutti, basti pensare alle continue ripetizioni nei quotidiani fatti di cronaca.

Con questi scatti voglio dare un piccolo contributo nel tentativo di mantenere viva l'attenzione su questi drammatici gesti, cercando di cogliere, con una sola immagine, l'angoscia che quotidianamente vivono le persone che hanno subito violenza, ma anche l’angoscia di quelle persone che, avendo compiuto un atto di violenza, si rendono conto di quello che hanno fatto, del dolore che hanno provocato, che stanno continuando a provocare e che rimarrà nel tempo.

Mantenere viva l'attenzione è sicuramente importante, ma a tutto cio' devono seguire i fatti che spesso vengono smentiti da reiterate notizie di cronaca.

Con questa introduzione ho voluto sintetizzare come quotidianamente sentiamo parlare, in tutto il mondo, di continui episodi di violenza.

La violenza pero' è quell’atto di compiere un sopruso non solo su una donna ma su qualsiasi essere umano, sugli animali e anche sull’ambiente. E’ giusto parlarne e denunciare sui mezzi di informazione e agli organi preposti quanto sta accadendo oppure quello che è successo, ma poi devono seguire azioni concrete.

Tutto cio' deve corrispondere principalmente alla garanzia dell’incolumità della persona aggredita, che deve evolvere nel continuo e completo supporto alla persona che ha subito la violenza e, dove possibile, anche nel recupero sia dal punto di vista psicologico che del reinserimento nella società della persona che ha causato questa violenza.

Un atto di violenza non è sempre un atto fisico, molte volte è anche un atto psicologico che puo' andare dalle minacce ai ricatti, includendo anche terze parti, come ad esempio i figli che a loro volta vivono il dramma di vedere i loro familiari, ovvero i legami più forti che hanno durante crescita, coinvolti in una cosa molto più grande di loro.

In tutte le foto, cosi' come in tutti i testi descrittivi, il tentativo di rimanere il più neutrale possibile su chi ha subito la violenza cosi' come su chi l’ha compiuta è voluto e intenzionale perché non è importante se chi subisce la violenza è una donna piuttosto che un uomo oppure è un animale rispetto un paesaggio incontaminato…

E’ L’ATTO DI VIOLENZA
IN SE’ STESSO
che va combattuto!

“Il dolore nel cominciare
un’altra giornata”

Con questa fotografia ho provato a cogliere il disagio e la fatica che prova una persona ad iniziare una nuova giornata portando dentro di sé l’angoscia di quello che è successo.
Il tentativo di provare con un asciugamano a “pulire” il dolore, per cercare di andare avanti e il mettere a fuoco principalmente il soggetto nello specchio con uno sguardo perso, profondo, interrogativo, nel quale il suo volto è completamente circondato dal buio, il buio che sente dentro di sé unitamente al tormento di non sapere assolutamente cosa fare né come andare avanti.

“L’angoscia di non sapere
cosa possa accadere”

In questo scatto ho cercato di rappresentare il tentativo di una persona di provare a nascondere, anche solo momentaneamente, quello che è accaduto, perché terrorizzata nel far capire e nel condividere con gli altri il suo dramma. E’ come se mettesse tra se e il mondo esterno una barriera al fine di voler impedire che le persone possano intuire quello che le è successo oppure quello che sta vivendo.
Il perdersi con la mente nel fare un semplice gesto quotidiano, come mettersi un po' di trucco sul viso per prepararsi a uscire, e l’avere la persona riflessa nello specchio a fuoco rispetto alla persona vera in primo piano sono scelte volute, allo scopo di rimarcare in maniera ancora più decisa l’estraniamento che sta vivendo il soggetto in questo particolare momento della giornata.

“Il disagio di voler far finta
che non sia successo a te”

Ho provato a rappresentare con questa immagine l’ulteriore sofferenza che vive la protagonista di questa situazione nel dover far fronte alle proprie responsabilità in ambito lavorativo, con colleghi che sembrano non interessarsi minimamente a quello che lei sta vivendo oppure con colleghi che pur percependo il suo disagio, preoccupati, non riescono a trovare il modo di aiutarla.
Circondarsi di oggetti a lei più cari, come le foto dei figli sulla scrivania oppure i portapenne da loro costruiti quando erano piccoli, vogliono essere una rappresentazione di come ci si possa aggrappare ai ricordi per trovare un minimo di conforto in una circostanza così pesante per la persona che la sta vivendo.

“Come andare avanti”

Ho cercato invece con questa fotografia di raccontare la difficoltà di vivere la routine quotidiana, lottando per andare avanti, ma al tempo stesso cercando di nascondere quello che è successo e la preoccupazione, la frustrazione e il senso di impotenza che vivono le persone che sono più vicine a chi è coinvolto.
Persone che potrebbero essere i componenti della famiglia, i parenti oppure gli amici i quali intuendo o meno quello che la persona sta vivendo, si chiedono come possano essere d’aiuto. Aiutare in questo dramma che ci segue costantemente in ogni momento della giornata, in qualsiasi cosa si faccia e che forse solo con il passare del tempo si riuscirà a rendere un po' più distante, meno presente.

“Perché proprio a me”

In questa immagine ho inseguito la possibilità di cogliere sia nello sguardo, sia nei gesti che nella postura della persona la sofferenza, il tormento e la frustrazione che si prova quando nella completa solitudine, tutto quello che è successo ritorna addosso come una valanga, quasi rivivendo tutto come se stesse accadendo per la prima volta. Ci si chiede come si è arrivati a questo punto, il perché, come uscirne, ma soprattutto ci si domanda che colpe si hanno.
Cercar sollievo in un tè caldo, il conforto nella tua coperta preferita, che fino a pochi giorni fa usavi per scaldarti quando leggevi un libro sul divano, e nel raccoglierti in te stessa per il bisogno di un abbraccio, che possa portarti oltre il buio che stai vivendo.

“Andare oltre”

Con l’ultima fotografia di questo progetto ho voluto descrivere il senso di annullamento e di umiliazione che ritorna nei momenti di solitudine dove, a fine giornata, trovandosi da soli con se stessi, l’incubo vissuto ripiomba addosso anche a distanza di settimane o mesi generando un senso di impotenza e inutilità.
La voglia sempre più incalzante che cresce dentro di fuggire, scappare, per lasciarsi tutto alle spalle pur sapendo che non servirà a nulla. Perché si puo' cambiare vita, città, lavoro, ma se si è veramente consapevoli di quello che è successo si è anche consapevoli che questo dolore non ci abbandonerà mai, ma potrà solo evolversi, trasformarsi…
Lo sguardo perso, distante, triste attraverso una finestra, fino a formare la condensa sul vetro, sottolinea il tempo che passa, il dolore che costantemente accompagna e che non si allontana.